Quattro maestre e una bidella indagate a Pordenone per maltrattamenti sui bambini in un asilo

di: Redazione - 06/03/2018
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Quattro maestre e una bidella indagate a Pordenone per maltrattamenti sui bambini in un asilo

"La formula vincente di questo asilo verte su cortesia, professionalità, disponibilità, flessibilità e familiarità": si descrivono così, nel sito internet della struttura, le maestre del nido e della materna della provincia di Pordenone, posto sotto sequestro sabato 3 marzo dai carabinieri in un'inchiesta coordinata dal Procuratore della Repubblica Raffaele Tito.

Sono cinque le maestre indagate - quattro docenti e una bidella - per maltrattamenti a minori. Secondo l'accusa, nella struttura le percosse erano una pratica diffusa, le intimidazioni e le urla una misura pressoché quotidiana.

Come riportato da un articolo dell' Huffington Post, "vittime del comportamento delle educatrici una ventina di bambini tra due e sei anni: venivano risparmiati soltanto gli ospiti più piccoli. La posizione più grave è quella della fondatrice della cooperativa che gestisce il servizio - una donna di 46 anni, con un lunga esperienza alle spalle - e della sua collaboratrice più recente: una ragazza di 20 anni, al primo incarico di una carriera che i militari dell'Arma hanno stroncato sul nascere. A entrambe è stato notificato il divieto di esercitare la professione presso qualsiasi ente, pubblico e privato: è l'unica misura adottata dal gip Monica Biasutti, che non ha ravvisato pericolo di fuga o di inquinamento delle prove, mentre la reiterazione del reato è stata scongiurata dall'apposizione dei sigilli alla scuola: da lunedì 35 famiglie dovranno trovarsi un altro asilo".

"Le due maestre - prosegue l'articolo - per ora hanno evitato il carcere, ma il processo per loro si presenta irto di insidie: a incastrarle svariate immagini riprese da telecamere posizionate di nascosto dagli investigatori, che con una scusa hanno infiltrato finti manutentori che hanno installato i dispositivi di ripresa. A chiedere il loro intervento sono state alcune mamme che si erano insospettite e qualcuno dello staff che non poteva più restare inerme. Le insegnanti rischiano una pena da due a sei anni di carcere. Più defilata la posizione delle colleghe e della bidella: a loro carico solo qualche episodio residuale, ma anche l'accusa di non aver cercato di fermare le azioni scellerate e di non averle segnalate alle autorità competenti.

"Quando i militari dell'Arma hanno notificato il provvedimento, la titolare si è chiusa nel silenzio, mentre la giovane ha confessato di essersi adeguata a quanto vedeva fare in asilo dalla collega, convinta che fosse quello il metodo educativo corretto da applicare. Un metodo brutale: bambini e bambine venivano fatti oggetto di percosse di vario genere, anche sulla nuca e sul viso, talvolta facendo sbattere il volto dei piccoli sul tavolino, in altri casi afferrandoli e strattonandoli con forza, o traumatizzandoli mediante sottoposizione a vari tipi di punizioni umilianti e lesive della loro dignità, accompagnate da grida e urla con il viso a pochi centimetri dal volto dei piccoli. Chi sbagliava finiva fuori dalla classe o veniva costretto a raccogliere il cibo che aveva fatto cadere accidentalmente a terra. Le registrazioni audio inchiodano le autrici come e più dei video: le due donne urlavano contro bimbi piccolissimi, li traumatizzavano, mentre i compagni assistevano terrorizzati alle punizioni inflitte agli amichetti".

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