Il primo giorno da insegnante di Desirée, dai crampi allo stomaco alla conquista degli alunni. “Mi sentivo come a Hogwarts”.

storie insegnanti

Per farvi sentire davvero all’interno di una classe, abbiamo raccolto la storia di Desirée, che ha avuto in Trentino il suo primo incarico di supplenza per qualche mese. Ha scritto per noi del suo primo giorno, delle paure superate, della soddisfazione e di qualche invidia che ha dovuto affrontare.Da non perdere.

Contiene le parole: Argus, cinismo, Dio, hotel.

Il racconto di Desirée

Nessuno mi aveva dato un orario di arrivo, la bidella mi scortava come fa Argus Gazza con alcuni studenti di Hogwarts. L’espressione era la stessa.

Non avevo conosciuto il Preside né i colleghi. Dopo le pratiche burocratiche dalla segreteria mi hanno portato in classe. Era come avere una stanza di hotel: “tieni, ora che hai prenotato e sei arrivata ti dò la stanza. Benvenuta!”.

La mia prima ora da insegnante era la prima ora della giornata. Arrivo 10 minuti prima, alle 7:50 ero seduta ad aspettare in classe e ricordo che mi faceva male lo stomaco per l'emozione. 
I primi studenti che sono arrivati non mi hanno degnata neanche di uno sguardo e si sono seduti come se nulla fosse, il buongiorno è stato un optional. 

Una volta arrivati tutti li ho guardati con grande imbarazzo – Dio ringrazi le mascherine - e ho iniziato a presentarmi. Ho fatto loro un po' di domande e si sono iniziati a sciogliere. Essendo una terza media non mancava la vivacità, che ho cercato di smorzare facendo loro degli indovinelli in inglese e l'ora è volata.

Mi hanno presto chiesto se potevo rimanere tutto l'anno. Quando hanno saputo che da contratto sarei rimasta almeno per qualche mese i ragazzi erano felicissimi. E lo ero anch’io. 
Mi son detta “caspita ragazza mia, al loro arrivo tremavi, ma quelli forse tremavano più di te”.

Sembrava che il più fosse fatto, che conquistata la loro fiducia la strada fosse in discesa. Ma dovevo ancora “affrontare”, interiormente, l’insegnante di ruolo. Con lei non sono stata la più fortunata.

Voleva sapere tutto della classe, e questo è positivo, ma se le parlavo dei complimenti che ricevevo dai genitori mi rispondeva “che son sempre così, lo fanno per ingraziarsi l’insegnante del figlio...” e se le raccontavo della gioia degli alunni nel seguire le lezioni mi diceva “di non farci caso, i ragazzi a quell’età si affezionano quando si disaffezionano in poco tempo”. Lezione di vita a un’ingenua? Cinismo?

Essere supplenti non è facile, inutile negarlo. Non è facile resistere a questa freddezza, forse data dalla differenza d’età. Non è facile conquistare l’attenzione degli alunni. Non è facile nemmeno trovare un contratto di affitto per qualche mese se la tua classe di concorso non ha posti vicino a casa tua.

Ma soprattutto non è facile evitare di affezionarsi ai ragazzi, perché anche se ti imponi di evitarlo ti affezioni lo stesso. Certo, erano ragazzini delle medie ma possono darti davvero tanto se sai stimolarli. Si sono divertiti e hanno imparato.

Se noi insegnanti siamo pronti ne vale sempre la pena. Be brave.


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