È ripartita la scuola senza docenti (ne mancano 220mila) e mascherine. Ma con l’incubo crisi energetica...

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Scuola Riparte

Con l’avvio delle lezioni, ieri 12 settembre, in Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Veneto l’anno scolastico è cominciato ufficialmente. Oggi è il turno della Campania e via via si partirà in tutte le regioni fino a Sicilia e Valle d’Aosta che apriranno le aule lunedì 19 settembre. 

“Torneremo a guardarci in viso e stare più vicini” ha detto il ministro all’istruzione Patrizio Bianchi riferendosi agli oltre 7 milioni di studenti che siederanno nelle 366mila classi italiani. 

Regole anti-virus 

Il riferimento è alle regole anti-Covid che non prevederanno più l’utilizzo delle mascherine, né per i docenti, né per gli alunni. Il distanziamento si farà invece solo nelle classi in cui è possibile, dunque in molti istituti italiani non si farà. Come lo scorso anno, ma con la differenza che quest’anno è permesso dalle normative.

L’unica vera forma di prevenzione (per il momento) sarà dunque la finestra aperta, sempre raccomandata dal Miur per arieggiare le aule. 

Calo degli studenti 

A guardarsi in viso senza mascherine saranno però ben 230.000 studenti in meno rispetto all’anno scolastico 2020. Un calo drastico in soli due anni che si spiega in primis con il calo della natalità e che lascia ombre poco incoraggianti sul futuro della scuola. 

Il calo è sensibile soprattutto nelle scuole dell’infanzia ed elementari, ma a breve interesserà anche le superiori come già si vede alle medie.  

220mila cattedre scoperte 

Capitolo docenti mancanti. I sindacati hanno alzato le stime dei docenti ancora assenti: servono 220.000 insegnanti su 850.000.

Il ministro all’istruzione Patrizio Bianchi ha ribadito che comincerà un anno scolastico in cui “non mancano i docenti”. Ma i dati a livello locale continuano a raccontare altro. In Toscana il 29% delle 6.400 assunzioni previste non si è concretizzato. A Pavia sono ancora scoperte 620 cattedre.

“È deprimente, dovremo coprire i buchi dei docenti senza verificare le competenze” ha detto il presidente dell’Associazione dei presidi Attilio Fratta.  

Crisi Energetica 

L’ultima grande paura di questo anno scolastico è invece il caro gas. Con budget limitati la situazione da novembre rischia di diventare ingestibile.

“Le scuole devono essere le ultime su cui intervenire in tema energetico” ha garantito Patrizio Bianchi. Resta però la possibilità per gli istituti di ricomporre il proprio orario in autonomia in caso di necessità, per esempio limitando le lezioni a cinque giorni e allungando la presenza degli alunni fino al primo pomeriggio.

Si tratta di soluzioni già viste in alcuni istituti che ora potrebbero diventare prassi comune, insieme all’accorpamento di gradi d’istruzione diversi in un unico plesso.  


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