Oltre il silenzio: perché il 20 gennaio è la Giornata del Rispetto

Willy Monteiro Duarte

C’è un vuoto che non può essere riempito solo dalle leggi, ma che può essere onorato attraverso la memoria. Oggi, il calendario scolastico si ferma su una data che profuma di impegno e, purtroppo, di coraggio estremo: il 20 gennaio, la prima Giornata del Rispetto.

Non è solo una ricorrenza burocratica. È un abbraccio collettivo a Willy Monteiro Duarte, il ragazzo dal sorriso luminoso che nel 2020 scelse di non voltarsi dall'altra parte, pagando con la vita il prezzo della sua nobiltà d'animo.

Willy: il battito di un coraggio che ci riguarda

Willy non era un eroe da film, era un giovane come tanti, con sogni, amici e un futuro davanti. È diventato il simbolo della non violenza perché, in un mondo che spesso ci insegna a "farci i fatti nostri", lui ha scelto la responsabilità.

Istituire questa giornata in sua memoria significa dire ai nostri ragazzi che il rispetto non è un concetto astratto, ma un’azione concreta che si compie ogni giorno nei corridoi di scuola, sui social, nelle piazze.

"Il rispetto è la capacità di vedere l’altro non come un ostacolo alla propria affermazione, ma come un confine sacro."

Una ferita aperta: da Willy ai banchi di oggi

La nascita di questa giornata (introdotta dalla Legge 70 del 17 maggio 2024) arriva in un momento storico delicato. Le cronache recenti, come il tragico episodio di La Spezia, ci raccontano di una fragilità giovanile che troppo spesso esplode in violenza.

Non possiamo più permetterci di considerare il bullismo o il cyberbullismo come "ragazzate". Sono ferite profonde all'anima della nostra società. La scuola, oggi più che mai, è chiamata a essere quel "porto sicuro" citato dal Ministro Valditara: un luogo dove il talento può fiorire senza la paura di essere calpestato.

Cosa significa "educare al rispetto" nel 2026?

Parlare di rispetto oggi significa affrontare tre sfide cruciali:

  • La dignità della parola: Capire che un commento online può ferire quanto un colpo fisico.

  • La responsabilità della scelta: Insegnare che restare in silenzio davanti a un'ingiustizia significa diventarne complici.

  • Il valore del limite: Comprendere che la propria libertà finisce dove inizia quella dell'altro.

La scuola non è solo il luogo dove si imparano le date della storia o le formule matematiche; è la palestra dell'umanità.


Un impegno che non finisce al suono della campanella

La Giornata del Rispetto non deve essere un evento isolato, un "compito in classe" da archiviare il 21 gennaio. Deve essere il seme di una rivoluzione gentile.

Ogni volta che un docente ascolta un disagio, ogni volta che uno studente difende un compagno fragile, ogni volta che un genitore educa all'empatia, stiamo onorando la memoria di Willy. Stiamo costruendo un mondo dove nessuno debba più morire per aver cercato di proteggere un amico.

Il rispetto è l'unica eredità che non perde mai valore. Iniziamo oggi, insieme.


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