Dichiara lauree false, docente costretta a risarcire al Miur i 300mila euro incassati in 21 anni di carriera.

Docente costretta a risarcire al Miur i 300mila euro incassati in 21 anni di carriera.

Da oltre vent’anni insegnava grazie a due lauree, dichiarate ma mai conseguite. Ora sarà costretta a risarcire al Miur tutto ciò che ha percepito tra il 2000 e il 2021, ovvero 314mila euro.

È quanto accaduto a Camparada, provincia di Monza e della Brianza, dove è stata la Corte dei conti lombarda ad infliggere la pesantissima condanna ad Angela Maria Riva, docente di sostegno.

Le due lauree in questione erano in pedagogia e psicologia conseguite, secondo certificati risultati falsi, all’Università di Parma e alla Cattolica.

Proprio millantando la laurea in psicologia, la donna pare abbia svolto anche l’attività di psicologa come libera professionista.

L’elemento più assurdo della vicenda è come le indagini siano state fatte partire, in maniera involontaria, proprio dalla “docente” che altrimenti non sarebbe mai stata scoperta.

A seguito di dissidi con l’amministrazione scolastica sull’organizzazione di una gita, la donna si era presentata dai carabinieri dichiarandosi vittima di mobbing. Da lì sono partite tutte le verifiche delle forze dell’ordine, anche sulla sua carriera, che hanno portato a una denuncia per truffa aggravata.

La debolezza del sistema di controllo

L'elemento più amaro che emerge dalla vicenda è dunque quello della debolezza dei controlli effettuati dal sistema scolastico italiano.

La verifica dei titoli dichiarati al momento dell'iscrizione, a concorsi o graduatorie, avviene infatti soltanto in un secondo momento, spesso da parte delle segreterie scolastiche e a cattedre già assegnate.

Come vengono effettuati questi controlli? A campione o se esistono ragionevoli dubbi.

A dirlo è la legge 183 del 2011: “le amministrazioni procedenti sono tenute ad effettuare idonei controlli, anche a campione, e in tutti i casi in cui sorgono fondati dubbi, sulla veridicità delle dichiarazioni sostitutive” che appunto bastano per lavorare, senza obbligo di fornire, almeno inizialmente, la documentazione ufficiale. Ogni istituto ha però la libertà di richiederla.

Tutto questo è però leggermente migliorato negli ultimi anni scolastici, dove con alcune note gli Uffici Scolastici Provinciali hanno specificato le modalità dei controlli, seppur senza unità nazionale. 

L'USP Milano, per esempio, ha richiesto, agli istituti dove il docente ha stipulato il proprio contratto, il controllo dei titoli dichiarati in GPS entro lo scorso 12 novembre. I controlli hanno però riguardato esclusivamente i docenti che non fossero già inseriti nel biennio precedente.


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