“Più ore a scuola per una paga maggiore”, i limiti della proposta di Andrea Gavosto che prevede il pieno controllo dei docenti.

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FondazioneAgnelli Gavosto

Il tema della retribuzione degli insegnanti è tornato alla ribalta negli ultimi mesi. Tra la figura del “docente esperto” con paga maggiore, la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale, e la proposta di uno stipendio europeo per tutti i docenti fatta dal leader del Partito Democratico Enrico Letta.

Sul tema è intervenuto anche Andrea Gavosto, presidente della Fondazione Agnelli, che si è dimostrato favorevole a un aumento di stipendio per i docenti italiani, a patto che... 

A patto che lavorino di più, o meglio che si possa dimostrare che lavorino più ore facendoli restare all'interno degli istituti a correggere compiti o preparare attività (fa nulla se spesso le aule bastino a malapena per gli studenti). 

“Tra scuola e casa, secondo i dati Ocse Talis, gli insegnanti italiani dichiarano di lavorare 26 ore a settimana contro la media europea di 33 ore. Di sicuro – scrive Gavosto – l’insegnante coscienzioso ne fan ben di più, ma siamo certi che non ci sia chi si limita al minimo sforzo? La logica di dare poco e chiedere poco va ribaltata”. 

I limiti e le contraddizioni della proposta 

Una risposta arriva dalle righe del sempre prezioso sito d’informazione Valigia Blu, dalla penna della docente Galatea Vaglio, per cui la proposta è priva di senso.

“Il problema dei problemi, a sentire Gavosto, è che gli insegnanti lavorano poche ore. Il motivo non è chiaro, pare più per la necessità di controllo sul personale che per un effettivo miglioramento della qualità”. 

Galatea Vaglio spiega invece come agli alunni non interessi dove un insegnante prepari la sua lezione (“nei lavori creativi come l’insegnamento una buona idea può venire ovunque”) e sottolinea come sia curioso che una società pronta a incentivare lo smart working, lo demonizzi in uno dei pochi lavori che di fatto già lo prevede.

Inoltre “la permanenza a scuola degli insegnanti non solo non garantirebbe alcun miglioramento certo della qualità dell’insegnamento, ma richiederebbe allo Stato un enorme esborso per interventi edilizi di adeguamento”. 

“Il tutto solo per la soddisfazione di sapere che gli insegnanti restano sul posto di lavoro 35 ore a settimana come altre categorie. Vuoi mettere?”. 


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