Dal maestro prevalente al ritorno dei docenti al Sud: le controverse idee di Salvini per cambiare la scuola

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Dal maestro prevalente al ritorno dei docenti al Sud: le controverse idee di Salvini per cambiare la scuola

Questa settimana il segretario della Lega, Matteo Salvini, in conferenza a Strasburgo ha parlato anche di scuola e università, annunciando una riforma dei cicli scolastici: “Uniremo elementari e medie, introdurremo il prof prevalente”, ha detto.

Il programma è molto ambizioso e di complessa realizzazione, per questo ha scaturito reazioni molto accese. Di cosa trattano queste modifiche? Ecco i punti principali riportati da Repubblica.it.

Il maestro-prof prevalente - La Lega, attraverso il suo responsabile federale all’Istruzione, Mario Pittoni, in campagna elettorale ha dettagliato la riforma possibile: unificazione di cinque anni di primarie e tre anni di medie inferiori in un unico ciclo. Per queste otto stagioni di studio sarà introdotto il cosiddetto “maestro e professore prevalente”. Il professore prevalente, uno soltanto, si occuperà delle materie principali (italiano, storia, geografia, scienze) e seguirà la classe per tutta la durata degli studi. Sarà affiancato dagli insegnanti delle materie specifiche (matematica, lingue, discipline sportive, discipline artistiche, musica). Chiuse le elezioni, lo stesso senatore Pittoni sembra meno sicuro della fattibilità della riforma dei cicli: "E’ un’idea e non sarà calata dall’alto. Ci stiamo lavorando, ma prima di tutto dobbiamo rimettere in moto la macchina organizzativa del ministero che oggi è ingessata”.

Rientro dei docenti dal Sud - La seconda proposta forte è quella di attivare tutti gli strumenti a disposizione per riavvicinare i docenti al loro territorio. “Continuità didattica” e “continuità affettiva” devono avere la stessa valenza, dice Salvini. Si lavorerà al superamento dell’attuale sistema di reclutamento. Il principio da cui si parte è che gli stipendi degli insegnanti italiani – 1.250 euro netti il mese, considerando quello d’ingresso - non sono adeguati per gestire affitti e trasferte lontane.
 
Concorsi con domicilio professionale - La Lega vuole tornare ai concorsi su base regionale (non più nazionale): “Il candidato orienterà la scelta sulla regione dove concorrere, lo farà sulla base del proprio grado di preparazione in rapporto alla qualità media degli altri iscritti e dei posti disponibili”, spiega Pittoni. 

Via la chiamata diretta - La Lega vuole togliere dall’istruzione italiana la chiamata dei docenti da parte dei dirigenti scolastici, che possono scegliere gli insegnanti di cui ha bisogno l’istituto all’interno di un bacino predefinito (la convocazione è impropriamente detta “chiamata diretta”). Introdotta con la Legge 107, la chiamata dei presidi è stata sempre contestata da un blocco importante di docenti.

Precari, niente più stop dopo 36 mesi - La Lega vuole abrogare la regola che prevede che dopo 36 mesi da precario, senza assunzione definitiva, il docente non possa proseguire nell’insegnamento. “Vogliamo restituire il sonno a decine di migliaia di precari”, afferma Pittoni. Per i docenti non abilitati la Lega vuole riattivare i Pas (Percorsi abilitanti speciali), oggi superati dalla Buona scuola. 

Graduatoria per le maestre magistraliPer le maestre diplomate che rischiano di non poter più insegnare dopo la sentenza sfavorevole del Consiglio di Stato, la Lega individua la soluzione in una modifica legislativa che estenda anche a queste il principio della “graduazione”, oggi previsto solo per la scuola secondaria. La questione riaccenderebbe lo scontro con le storiche Gae infanzia, laureate e in parte non ancora stabilizzate perché stralciate dal grande piano di assunzione della Legge107. Abilitati dell’infanzia e della primaria andranno inseriti in un elenco che diverrà una sorta di terza gamba rispetto alle graduatorie ad esaurimento e a quelle di merito del concorso 2016. 

Severità nel giudizio sugli studenti - Ripristino del valore educativo della bocciatura. “Scarso impegno e comportamenti scorretti vanno sanzionati sul nascere, prima che degenerino”, dice Pittoni: “Ben vengano strumenti normativi e legislativi idonei a supportare chi fatica, ma senza rinunciare  all'effetto deterrente della ripetizione dell'anno”.
 
Più poteri alle regioni - Oggi esistono accordi particolari – pre-intese – del governo con Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Le Regioni, se la Lega avrà la guida del governo e del ministero dell’Istruzione, godranno di maggiore autonomia sul piano organizzativo.

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