Anief: "Il concorso docenti abilitati produrrà vincitori che non saranno mai assunti"

di: Redazione - 26/02/2018
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Anief: "Il concorso docenti abilitati produrrà vincitori che non saranno mai assunti"

L'associazione sindacale Anief definisce il concorso 2018 per docenti abilitati “un macchinoso reclutamento che anziché spazzare via il precariato storico lo trasformerà in precariato cosmico”.

Le incongruenze del concorso abilitati - “Assieme alle tante incongruenze del concorso, le cui adesioni vanno raccolte fino al 22 marzo tramite Istanze On Line, tra cui spicca l’alto numero di categorie escluse in modo illegittimo per le quali il sindacato ha predisposto formale ricorso al Tar del Lazio, si scopre - prosegue Anief – che una parte non indifferente dei vincitori potrebbe non essere mai assunta. Questo avverrà per la decisione del legislatore di introdurre delle percentuali decrescenti di ammissione al terzo anno al FIT, la nuova formazione pre-ruolo riservata ai docenti oggi già abilitati”.

L'illusione della stabilizzazione - In pratica, l’ammissione delle graduatorie regionali, le cosiddette GRAME, a causa di un cavillo normativo, per molti diventerà una chimera, con il risultato che “i docenti già abilitati non avranno nemmeno la prospettiva di essere assunti man mano che si libereranno nuovi posti dichiarati vacanti e disponibili. La norma madre prevede infatti che a questi docenti, molti precari “storici”, anche con decenni di supplenze alle spalle, sarebbe dovuta inizialmente essere assegnata l’intera percentuale delle cattedre libere”.

Solo che nel decreto legislativo 59/2017, conseguente alla Legge 107/2015 sul “Riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria”, che ha rango di Legge, all’articolo 17 comma 2B, per fare spazio ai vincitori del nuovo concorso a cattedra e ai precari attualmente non abilitati, è previsto che alle graduatorie regionali, derivanti dal completamento del terzo anno di formazione iniziale (Fit), si introducano delle percentuali decrescenti di assegnazione dei posti vacanti: si passerà all’80% dei posti residui per gli anni scolastici 2020/2021 e 2021/2022, al 60% per gli anni 2022/2023 e 2023/2024, al 40% per gli anni 2024/2025 e 2025/2026, al 30% per gli anni 2026/2027 e 2027/2028 e solo al 20% per i bienni successivi.

Si tratta - sottolinea Anief - di una limitazione che rende impossibile l’assunzione, anche in 10 anni, di docenti abilitati in classi di concorso con pochi posti, proprio mentre il Miur inizierà ad avviare il FIT triennale sottopagato per neolaureati non abilitati. A cui saranno assegnate la maggior parte delle nuove cattedre”.

“La graduale discesa di assegnazione dei posti del prossimo decennio, che prevede un misero 20% di posti residui, porterà di fatto le nuove graduatorie regionali ad essere inutili per molti abilitati – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisla -: mentre il Miur avvierà sui posti restanti il FIT biennale e triennale, si dimenticherà di molti attuali abilitati, precludendo loro la possibilità di accedere al terzo anno di formazione pre-ruolo. Lasciandoli così in una assurda condizione di ‘sospesi’ un numero non marginale degli attuali insegnanti precari regolarmente abilitati all’insegnamento”.

In Italia gli insegnanti non sono valorizzati - Questa prospettiva non fa altro che confermare l’attuale discutibile assetto di reclutamento: scorrendo, infatti, il rapporto Eurydice 2018 sulla professione docente, il “Teaching Careers in Europe: Access, Progression and Support”, precedente all’applicazione del nuovo piano previsto della Legge 107/2015, nella sezione “formazione iniziale e reclutamento” si scopre infatti che in Italia continuerà ad essere particolarmente difficile diventare insegnante. Mentre “in quasi la metà dei sistemi educativi, gli insegnanti sono pienamente qualificati al termine della formazione iniziale.” E solo “in sei paesi, agli insegnanti viene richiesto di superare un concorso”. Inoltre, “un terzo dei sistemi educativi offre percorsi alternativi per abilitarsi come insegnanti. Questi sono normalmente organizzati o come programmi professionali brevi oppure come programmi basati sul lavoro”.

Anziché prendere coscienza della tendenza dei paesi europei – continua Pacifico – si è introdotto un sistema di nuovo reclutamento ancora più selettivo: ci vogliono, infatti, otto anni per essere confermati nei ruoli, una laurea magistrale, una specialistica, tre anni di Fit di formazione post laurea e di tirocinio e una valutazione finale del dirigente scolastico. Invece di abbreviare l’accesso alla docenza, nel paese con la classe insegnante più vecchia del mondo, rispetto alle tradizionali Ssis abilitanti, si è riusciti nell’impresa di allungare di ulteriori due anni il percorso ad ostacoli che porta all’agognata meta dell’immissione in ruolo”.

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