Università, scendono le immatricolazioni ed aumenta la disparità tra i sessi. Le parole del ministro Messa.

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Le immatricolazioni all’università nell’ultimo anno scolastico sono state in calo rispetto ai 12 mesi precedenti. I dati appena elaborati dal Miur parlano di 10mila iscritti in meno, da 330mila a 320mila. Per il momento dunque nessuna ripresa rispetto all’anno del primo, duro, lockdown. 

Si conferma invece il dato dello scorso anno sulla disparità tra i sessi, le immatricolazioni delle ragazze sono nettamente superiori rispetto ai maschi: 179mila contro 142mila.

Non tutte le Università hanno comunque chiuso lo scorso anno scolastico con un dato in discesa di iscritti. Ottimi risultati infatti per il San Raffaele di Milano, il Campus biomedico di Roma, La Sapienza di Roma, l’Università di Bologna e il Politecnico di Torino.

Bene anche diverse Università del Sud, come la Parthenope, il Suor Orsola Benincasa e le Università di Catanzaro e Catania. 

L’intervento del ministro dell’Università 

In questi giorni il ministro dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa ha firmato il provvedimento che definisce, seppur ancora provvisoriamente, i posti disponibili per alcune università a numero chiuso. 

Per Medicina è stato predisposto un aumento del 5%, per Infermieristica la crescita è invece del 3,5%. Due mosse dovute, per risolvere i problemi d'organico ospedaliero emersi con la pandemia, ma che possono essere viste anche come un'agevolazione nel far risalire il numero degli iscritti agli Atenei.

Sempre il ministro Maria Cristina Messa ha commentato su Rai Radio 1 il tema del calo di immatricolazioni: “È un qualcosa da non sottovalutare, un trend che va invertito. Deve passare forte e chiaro il messaggio di quanto sia utile avere una laurea. È un momento di pessimismo anche perché dobbiamo affrontare situazioni al limite della capacità umana. C’è una difficoltà nelle famiglie e nei giovani a prendere decisioni”. 

Sottolineato anche il problema dei NEET, ovvero quei giovani italiani che né studiano né lavorano. “È un dato preoccupante. Bisogna dare ai giovani l’opportunità di diventare parte attiva della nostra società. L’ingrediente è dare corsi di studio nuovi, più a portata dei nostri giovani. C’è un rinnovamento nella comunicazione e nei contenuti dei corsi di laurea, bisogna anche incuriosire e accompagnare i ragazzi". 


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