Il 18 giugno 2026 migliaia di studenti entreranno in aula per affrontare la prima prova dell’Esame di Maturità. Ma la maturità non è soltanto un esame: è un passaggio, un saluto, una soglia sottile tra ciò che si è stati e ciò che si sta per diventare. È l’ultimo banco, l’ultima campanella, l’ultima volta in cui una classe intera condivide la stessa paura e la stessa speranza. Per questo abbiamo scelto di dedicare ai maturandi 2026 una lettera speciale: parole semplici, sincere, pensate per accompagnarli in uno dei momenti più intensi della loro vita.
Cari maturandi del 2026,
ci siamo quasi.
Forse questa frase ve la stanno ripetendo da mesi.
I professori, i genitori, gli amici, i parenti che incontrate per strada e che vi chiedono sempre la stessa cosa:
“Sei pronto per la maturità?”
E magari voi sorridete.
Rispondete “sì”, oppure “più o meno”, oppure fate finta di niente.
Ma la verità, quella che forse non dite ad alta voce, è che dentro avete un mondo intero che si muove.
Avete paura.
Avete nostalgia prima ancora che tutto finisca.
Avete voglia di scappare e, nello stesso tempo, di fermare il tempo.
Perché la maturità non è solo un esame.
È l’ultima campanella che suona in un modo diverso.
È l’ultimo banco occupato senza pensarci troppo.
È l’ultima volta in cui entrerete in classe sapendo esattamente dove sedervi, chi guardare, chi evitare, con chi ridere anche senza motivo.
È l’ultima verifica, l’ultima interrogazione, l’ultimo “prof, posso andare in bagno?”, l’ultimo intervallo che sembra uguale a tutti gli altri, ma non lo è.
E forse lo capirete davvero solo dopo.
Lo capirete quando passerete davanti alla scuola e vi sembrerà più piccola.
Quando rivedrete una foto scattata di nascosto in classe.
Quando sentirete una canzone che ascoltavate tornando a casa.
Quando qualcuno pronuncerà il nome di un compagno che non vedete da anni e vi tornerà in mente tutto: una risata, una gita, un litigio, una mattina storta, un abbraccio improvviso.
La scuola, anche quando pesa, resta addosso.
Restano i professori che vi hanno capito e quelli che non ci sono riusciti.
Restano le materie amate e quelle sopportate.
Restano le notti prima delle verifiche, i messaggi nel gruppo classe, le ansie condivise, i voti che sembravano decidere tutto e che, un giorno, conteranno meno di quanto pensavate.
Ma voi no.
Voi conterete sempre.
Non sarete il voto dell’esame.
Non sarete il numero scritto su un foglio.
Non sarete la media, il credito, il giudizio di una commissione.
Sarete molto di più.
Sarete tutte le volte in cui avete provato anche se non vi sentivate abbastanza.
Sarete le mattine in cui vi siete alzati con la testa piena e il cuore stanco.
Sarete le paure che avete portato nello zaino insieme ai libri.
Sarete gli errori, i recuperi, le seconde possibilità.
Sarete ciò che avete imparato quando nessuno stava interrogando.
Perché crescere è anche questo: arrivare a un traguardo e accorgersi che non si è mai davvero pronti.
Non lo si è per l’orale.
Non lo si è per salutare i compagni.
Non lo si è per lasciare un’aula che, nel bene e nel male, è stata casa.
Non lo si è per scegliere l’università, il lavoro, una città nuova, una strada che ancora non conoscete.
Ma non dovete essere perfetti per andare avanti.
Dovete solo esserci.
Con la voce che trema.
Con le mani sudate.
Con il cuore che corre.
Con la paura di sbagliare e il coraggio, magari piccolo piccolo, di provarci lo stesso.
Il giorno dell’esame vi sembrerà enorme.
Vi sembrerà che tutto dipenda da quelle ore.
Ma un giorno, più avanti, capirete che la maturità non era la fine della vostra adolescenza.
Era il primo modo in cui la vita vi chiedeva:
“E adesso, chi vuoi diventare?”
E non dovrete rispondere subito.
Avrete tempo.
Tempo per cambiare idea.
Tempo per perdervi.
Tempo per ricominciare.
Tempo per scoprire che non tutti i sogni arrivano già con un nome preciso.
Tempo per capire che alcune strade si trovano camminando, non scegliendo tutto in anticipo.
Per questo, cari maturandi, non abbiate paura di avere paura.
Tenetevela stretta, quella paura.
Significa che ci tenete.
Significa che qualcosa sta finendo e qualcosa di grande sta iniziando.
Significa che siete vivi, presenti, veri.
E quando arriverà l’ultimo giorno, guardate bene la vostra classe.
Guardate i banchi.
Le pareti.
La porta.
I volti dei compagni.
Anche quelli con cui avete parlato poco.
Anche quelli che vi hanno fatto arrabbiare.
Anche quelli che, senza saperlo, hanno fatto parte della vostra storia.
Perché non tornerà più tutto così.
Non con quella leggerezza.
Non con quella confusione.
Non con quella sensazione strana di essere ancora ragazzi, ma già un po’ adulti.
La maturità passerà.
Passerà l’ansia, passeranno gli scritti, passerà l’orale.
Passerà anche quella domanda che oggi vi sembra impossibile.
Ma non passerà ciò che siete diventati mentre arrivavate fin qui.
E allora, quando vi siederete davanti alla commissione, ricordatevi questo:
non state solo sostenendo un esame.
State salutando una versione di voi stessi.
Quella che è entrata a scuola anni fa con uno zaino più grande delle spalle.
Quella che è caduta, cresciuta, cambiata.
Quella che oggi, forse con un po’ di paura, è pronta ad aprire una porta nuova.
E anche se nessuno ve lo dirà abbastanza, ve lo diciamo noi adesso:
siamo fieri di voi.
Non solo se prenderete 100.
Non solo se parlerete senza sbagliare.
Non solo se andrà tutto come sperate.
Siamo fieri di voi perché siete arrivati fin qui.
E non è poco.
Anzi, è tantissimo.
Buona maturità, ragazzi.
Che possiate piangere, ridere, tremare, abbracciarvi forte.
Che possiate uscire da quella scuola con gli occhi lucidi e il cuore pieno.
Che possiate ricordare questo momento non come una fine, ma come il primo passo verso tutto quello che ancora non sapete di poter diventare.
In bocca al lupo, maturandi 2026.
Con affetto,
Voglioinsegnare.it