Si chiude definitivamente la storia dell'Istituto Alberghiero di Vallesaccarda (AV), sede staccata dell'IIS "Giuseppe De Gruttola" di Ariano Irpino. Una scuola nata circa quindici anni fa, una scommessa sul potenziale dell'enogastronomia in un'area interna dell'Irpinia lontana dai grandi centri e dai grandi numeri.
In quindici anni di attività, l'istituto ha superato più volte i 100 iscritti, ha formato generazioni di studenti nel settore alberghiero e ha conquistato piazzamenti di rilievo in concorsi enogastronomici nazionali e internazionali. Un risultato non scontato per una scuola nata e cresciuta in un territorio complesso, dove tenere aperti i battenti di un istituto significa spesso combattere contro numeri sempre più ridotti.
Dietro la chiusura c'è un fenomeno che sta ridisegnando la mappa della scuola italiana: il calo demografico. La denatalità sta avendo un impatto sempre più pesante sulla tenuta delle istituzioni scolastiche, in particolare nelle aree interne del Paese, dove il numero di iscritti scende sotto le soglie che consentono l'autonomia gestionale.
Non si tratta di un caso isolato. Per l'anno scolastico 2026/2027, la Regione Campania ha approvato un piano di dimensionamento scolastico che prevede 23 accorpamenti tra le province di Napoli, Caserta, Salerno, Avellino e Benevento, con l'obiettivo dichiarato di adeguare il numero delle istituzioni scolastiche autonome all'andamento della popolazione studentesca. In Irpinia gli interventi si concentrano proprio sull'area di Avellino e Ariano Irpino.
Va detto che, sulla carta, il dimensionamento agisce sul piano della gestione amministrativa e delle autonomie dirigenziali, senza comportare automaticamente la chiusura fisica di edifici o sedi didattiche. Ma nella pratica, come dimostra il caso di Vallesaccarda, per le sedi più piccole e periferiche la riduzione degli iscritti può tradursi nella cessazione effettiva dell'offerta formativa sul territorio.
La chiusura di Vallesaccarda apre alcune domande che riguardano da vicino il futuro delle aree interne irpine, e non solo. Di fronte al calo demografico, le amministrazioni locali e regionali hanno davvero margini così limitati, oppure ci sono strumenti che potrebbero fare la differenza se attivati per tempo? Ad esempio, investimenti mirati su trasporti, servizi e attrattività del territorio, capaci di rendere più semplice per le famiglie scegliere di restare, o a percorsi di orientamento che valorizzino le eccellenze già costruite in quindici anni di attività, invece di lasciarle spegnersi silenziosamente quando i numeri calano. È lecito chiedersi se la programmazione scolastica regionale abbia davvero tenuto conto delle specificità di un territorio come questo, dove una scuola non è solo un edificio con delle aule, ma spesso l'unico presidio culturale e sociale rimasto in un paese. E poi c'è la domanda più scomoda, ma inevitabile: quella di Vallesaccarda è una vicenda isolata, dettata solo dai numeri, o rischia di essere il primo di una serie di casi che nei prossimi anni interesseranno altre aree interne della Campania?
Non sono domande che hanno una risposta facile, né intendono attribuire colpe a qualcuno in particolare. Ma vale la pena porsele, ogni volta che un presidio educativo lascia un territorio già fragile, perché dietro ai numeri di un dimensionamento ci sono comunità, famiglie e studenti che quella scuola la vivevano ogni giorno.
C'è poi un altro aspetto che spesso resta sullo sfondo, ma che per un paese come Vallesaccarda pesa quanto quello educativo: quello economico. Una scuola non è solo un luogo di formazione, è anche un piccolo motore occupazionale per il territorio. Dietro una sede scolastica ci sono posti di lavoro per docenti e personale ATA, spesso residenti nella zona, oltre a un indotto fatto di mense, trasporti, forniture e servizi che si muove attorno alla vita quotidiana dell'istituto. Quando una scuola chiude, tutto questo si ferma insieme a lei, in un territorio dove le opportunità di lavoro non sono già molte. Ed è proprio per questo che viene naturale chiedersi: davvero non c'era modo di salvarla? Nessuna soluzione intermedia - penso a una fusione diversa, a una promozione più incisiva dei corsi, a un maggiore coinvolgimento delle famiglie del territorio - poteva evitare che si arrivasse al capolinea? Sono domande legittime, soprattutto quando si parla di una scuola che in quindici anni aveva dimostrato di saper competere e vincere anche a livello nazionale e internazionale.
Quando chiude un istituto scolastico in un piccolo centro come Vallesaccarda, l'impatto va ben oltre il mondo della scuola:
Il piano di dimensionamento scolastico 2026/2027 della Campania si inserisce in una cornice più ampia, legata anche agli obiettivi del PNRR sulla razionalizzazione della rete scolastica nazionale, che punta ad adeguare il numero delle scuole autonome all'andamento della popolazione studentesca. Le più recenti proiezioni ISTAT hanno in realtà attenuato le stime di riduzione più drastiche ipotizzate in passato, ma per le aree interne come l'Alta Irpinia il rischio di una progressiva contrazione dell'offerta formativa resta concreto, soprattutto in vista del 2027, quando verranno meno i canali di finanziamento straordinari legati proprio al PNRR.