Diplomati ITP: chi sono, come si diventa docenti e cosa cambia dal 2027

di: Angela Mantovani - 23/09/2026

Il ruolo dell'Insegnante Tecnico Pratico resta oggi una delle vie più dirette per entrare nella scuola secondaria italiana, ma il quadro normativo è in una fase di transizione importante. Ecco una guida aggiornata su chi sono gli ITP, quali diplomi servono e quali sono le reali possibilità di accesso nella seconda metà del 2026.

Chi è l'Insegnante Tecnico Pratico

L'ITP è la figura docente che, negli istituti tecnici e professionali, si occupa della parte laboratoriale e operativa delle discipline, affiancando i colleghi che insegnano la teoria. È un ruolo pensato per chi ha una formazione tecnica solida e sa tradurla in pratica: in officina, in laboratorio, in cucina o in sala, a seconda dell'indirizzo.

Il tratto distintivo di questo profilo, rispetto alla maggior parte delle altre cattedre, è che l'accesso è sempre passato attraverso specifici diplomi di scuola secondaria, senza obbligo di laurea. Questa caratteristica, però, sta progressivamente venendo meno.

Quali diplomi danno accesso (ancora oggi)

La Tabella B allegata al DPR 19/2016, integrata dal DM 259/2017, associa a ciascuna delle oltre trenta classi di concorso ITP uno o più titoli di studio specifici. Un perito meccanico si orienterà verso le classi legate alla meccanica, un diploma alberghiero apre le porte all'ambito enogastronomico o di sala, e così via per gli altri indirizzi. Prima di avviare qualunque percorso è quindi indispensabile verificare a quale classe di concorso corrisponde il proprio titolo.

La situazione concreta a fine 2026

Qui serve fare chiarezza su alcuni canali distinti, perché non tutti seguono lo stesso calendario.

Le GPS (Graduatorie Provinciali per le Supplenze) 2026-2028 hanno già chiuso la finestra di domanda: la procedura è stata aperta dal 23 febbraio al 16 marzo 2026 tramite il portale inPA. Chi ha presentato domanda in quel periodo fa già parte delle nuove graduatorie, valide per gli anni scolastici 2026/27 e 2027/28. Per chi non ha fatto domanda in quella finestra, un nuovo inserimento nelle GPS con questa procedura non è più possibile fino al prossimo aggiornamento.

Le graduatorie di istituto (terza fascia) seguono invece tempistiche proprie, generalmente successive alle GPS, e restano una via percorribile per chi non è riuscito a inserirsi nelle GPS entro marzo.

I concorsi pubblici per le classi di concorso ITP restano invece accessibili con il solo diploma tecnico o professionale coerente fino al 31 dicembre 2026, grazie alla proroga introdotta dal Decreto-legge 127/2025, convertito con Legge 164/2025. Chi possiede il titolo giusto può quindi ancora candidarsi ai bandi in uscita entro fine anno.

Cosa cambia dal 2027

Dal 1° gennaio 2027, salvo ulteriori modifiche normative, l'accesso ai concorsi ITP richiederà una laurea, anche triennale, oppure un diploma accademico AFAM di primo livello, coerente con la classe di concorso, insieme ai crediti formativi in discipline pedagogiche e metodologiche previsti per l'abilitazione. Saranno riconosciuti anche titoli equipollenti o equiparati secondo la normativa vigente.

Resta un nodo tecnico ancora irrisolto: non esiste, ad oggi, un elenco ufficiale che indichi con precisione quali corsi di laurea diano accesso a ciascuna classe di concorso ITP. La norma parla genericamente di "laurea coerente con la classe di concorso", ma la corrispondenza puntuale andrà chiarita con provvedimenti attuativi.

Chi è già in graduatoria: cosa succede dopo il 2026

Su questo punto specifico le fonti disponibili non sono del tutto concordanti, ed è onesto segnalarlo piuttosto che affermare una certezza che non c'è.

Da un lato, il principio generale applicato finora nelle riforme del reclutamento scolastico è che chi si è inserito in graduatoria secondo le regole vigenti al momento della domanda mantenga quel diritto per la durata della graduatoria stessa (in questo caso, fino al 2027/28).

Dall'altro lato, diverse fonti indicano che il prossimo aggiornamento delle GPS — atteso per il 2028 — introdurrà "requisiti più rigidi, fra cui la laurea obbligatoria per l'accesso ITP", senza però specificare con chiarezza se questo riguardi solo i nuovi aspiranti o incida anche su chi è già inserito con il solo diploma.

In assenza di un testo normativo che sciolga esplicitamente questo dubbio, la cosa più corretta è trattarlo come un punto da monitorare quando saranno pubblicati i decreti attuativi, piuttosto che dare per scontato uno scenario o l'altro.

La possibilità del sostegno

Un'altra via per gli ITP è la specializzazione sul sostegno tramite il TFA Sostegno, il percorso universitario che abilita all'insegnamento su posti di sostegno. Le proroghe più recenti hanno permesso ai diplomati ITP di accedervi senza laurea né i 24 CFU normalmente richiesti agli altri candidati. Considerato che la domanda di insegnanti di sostegno supera storicamente l'offerta, resta una delle strade più concrete per un inserimento stabile — sempre nei limiti della finestra temporale che la normativa attuale consente.

Cosa fare concretamente da qui a fine 2026

Per chi ha il diploma giusto e non ha fatto in tempo a presentare domanda GPS a marzo, le opzioni realistiche restano:

  • monitorare i bandi di concorso ITP che potrebbero uscire prima del 31 dicembre 2026, l'ultima data utile per l'accesso con il solo diploma;
  • valutare l'iscrizione alle graduatorie di istituto, se ancora aperte nella propria provincia;
  • considerare, in parallelo, l'avvio di un percorso di laurea triennale coerente con la propria classe di concorso, per non trovarsi impreparati quando il nuovo regime entrerà a pieno regime.

Nota importante: i requisiti di accesso alla professione ITP (diplomi ammessi, proroghe, finestre temporali, corrispondenze tra lauree e classi di concorso, effetti sui già iscritti in graduatoria) sono soggetti a modifiche normative frequenti e in alcuni punti non ancora del tutto definiti dai decreti attuativi. Prima di prendere decisioni, verifica sempre i testi normativi in vigore al momento della lettura e, se necessario, consulta fonti ufficiali (Ministero dell'Istruzione, sindacati di categoria) o un consulente esperto in materia scolastica.