Decreto scuola 2026 approvato: le 8 misure da conoscere

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Dopo settimane di annunci e polemiche, il decreto legge sulla scuola è arrivato al traguardo: il Consiglio dei Ministri lo ha approvato, trasformando in norme concrete un pacchetto di misure che il governo aveva anticipato nelle scorse settimane. Si tratta di un provvedimento ampio, che tocca aspetti molto diversi tra loro: dalla gestione dell'integrazione scolastica alla burocrazia che pesa su insegnanti e famiglie, fino a interventi economici per il sostegno agli studenti.

Il decreto nasce in un clima di forte attenzione mediatica e politica, alimentato anche da un botta e risposta a distanza tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul tema della composizione delle classi. Ma al di là delle polemiche, il testo contiene disposizioni molto concrete, con tempistiche, importi e criteri di applicazione precisi, che riguarderanno milioni di studenti, famiglie e docenti nei prossimi anni scolastici.

In questo articolo analizziamo nel dettaglio le otto misure principali, spiegando cosa cambia, da quando si applicano le nuove regole e quali sono le eccezioni previste.

1. Tetto del 30% di studenti non italofoni per classe

La misura più discussa del decreto introduce, a partire dall'anno scolastico 2027/2028, un limite massimo del 30% di studenti non italofoni nelle classi prime di scuola primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado.

Il criterio di riferimento non è la cittadinanza ma la competenza linguistica: un alunno straniero che parla già correttamente italiano non rientra nel calcolo della soglia. Questo significa che il tetto non riguarda automaticamente tutti gli studenti di origine straniera, ma solo quelli che non hanno ancora acquisito un livello adeguato di italiano.

Sono previste diverse eccezioni:

  • chi ha già frequentato due anni di scuola dell'infanzia italiana, o tre anni negli altri gradi scolastici, esce dal conteggio;
  • la regola non scatta se scuola e ufficio scolastico regionale non riescono a individuare un istituto alternativo nelle vicinanze, nel rispetto del principio di prossimità;
  • si tiene conto anche di eventuali esigenze familiari particolari, ad esempio legate all'assistenza a figli con disabilità.

Per quanto riguarda le tempistiche, le classi già formate nell'anno scolastico 2026/2027 non subiranno modifiche: la norma si applicherà alle nuove iscrizioni.

2. Fondi per il potenziamento linguistico nelle scuole

Per accompagnare l'introduzione del tetto, il decreto stanzia risorse specifiche destinate ai corsi di rafforzamento dell'italiano: 3,4 milioni di euro nel 2027 e 14,1 milioni di euro all'anno a partire dal 2028.

Questi fondi si aggiungono a una misura già attiva dall'anno scolastico 2025/2026, che prevede l'inserimento di circa mille docenti specializzati nell'insegnamento dell'italiano come seconda lingua, assegnati alle classi dove gli studenti non italofoni superano il 20% del totale.

3. Corsi di italiano obbligatori per i genitori

Una delle novità meno note del decreto riguarda gli adulti. Per gli alunni che si trovano in una situazione di grave ritardo nell'apprendimento della lingua italiana, la scuola sarà tenuta a segnalare la situazione ai servizi sociali territoriali.

I servizi sociali potranno quindi attivare un progetto personalizzato di sostegno alla genitorialità, che prevede la frequenza di corsi di italiano presso i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti (Cpia), con l'obiettivo di raggiungere una certificazione di livello A2.

Chi rifiuta di partecipare rischia una sanzione compresa tra 200 e 1.000 euro. Sono esonerati i genitori con limitazioni gravi nell'apprendimento linguistico dovute a età, patologie o disabilità, purché certificate da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale.

4. Divieto di burqa e niqab negli istituti scolastici

Il decreto vieta l'uso del velo integrale a scuola, sia nella forma del niqab (che lascia scoperti solo gli occhi) sia in quella del burqa (che copre anche gli occhi con una griglia di tessuto).

Il divieto si applica sia alle attività curricolari ed extracurricolari sia ai momenti di rapporto tra scuola e famiglia, ed è esteso più in generale a qualsiasi copertura del volto che ne impedisca il riconoscimento, salvo comprovate ragioni sanitarie o di sicurezza.

Per chi viola la norma è prevista una sanzione amministrativa da 200 a 1.000 euro. Se la violazione riguarda un minore, la sanzione ricade sui genitori.

5. Fascicolo del docente e semplificazione del Pei

Sul fronte burocratico, il decreto introduce il cosiddetto "fascicolo del docente": uno strumento pensato per raccogliere le certificazioni del personale scolastico in un unico archivio, evitando che debbano essere ripresentate più volte nel corso della carriera.

Cambiano anche le regole sul Piano Educativo Individualizzato (Pei), il documento che definisce il percorso didattico degli studenti con disabilità: non sarà più necessario rielaborarlo ogni anno. La misura è accompagnata da uno stanziamento di 70 milioni di euro destinato ai docenti tutor.

6. Istituti tecnici e professionali diventano "licei"

Il decreto ridefinisce la denominazione degli istituti tecnici e professionali, che assumeranno tutti il nome di "licei". Si tratta di un cambiamento formale, motivato dalla volontà di dare maggiore riconoscimento a un settore dell'istruzione considerato strategico per il sistema produttivo.

7. Latino facoltativo alle medie

A partire dall'anno scolastico 2027/2028 sarà possibile seguire un'ora settimanale facoltativa di latino dal secondo anno della scuola secondaria di primo grado, per un totale di 33 ore annue. L'insegnamento sarà affidato a docenti abilitati nella classe di concorso A-12, in possesso dei requisiti specifici previsti dal testo del decreto.

La misura era già contenuta nelle nuove indicazioni nazionali per il primo ciclo di istruzione (i programmi ministeriali), ma il decreto la formalizza per legge, mantenendola su base volontaria.

8. Più fondi per buoni libro, dispersione scolastica e cyberbullismo

L'ultimo gruppo di misure riguarda il sostegno economico a famiglie e istituti:

  • Buoni libro: stanziati 21 milioni di euro in più per il 2026, con l'innalzamento della soglia di reddito per accedere al contributo da 30mila a 40mila euro. La platea dei beneficiari si allarga anche alle classi prime della scuola secondaria di primo grado e alle classi prime e terze della secondaria di secondo grado.
  • Personale scolastico: 170 milioni di euro per rafforzare segreterie scolastiche e corpo ispettivo, con la proroga del ruolo e delle retribuzioni aggiuntive per i docenti tutor e orientatori.
  • Dispersione scolastica: incremento di 70 milioni di euro per il fondo dedicato alle attività di orientamento, inclusione e contrasto all'abbandono scolastico per l'anno 2026/2027.
  • Cyberbullismo: 4 milioni di euro in più per il fondo permanente contro il cyberbullismo.

Conclusioni

Il decreto scuola 2026 si presenta come un provvedimento a più velocità. Alcune misure, come il cambio di denominazione degli istituti tecnici in "licei" o l'introduzione del latino facoltativo alle medie, avranno un impatto relativamente contenuto e soprattutto simbolico. Altre, come il tetto del 30% agli studenti non italofoni o i corsi di italiano obbligatori per i genitori, incidono invece su questioni più delicate, legate all'integrazione scolastica e sociale, e saranno probabilmente oggetto di ulteriori dibattiti nei prossimi mesi, anche in fase di applicazione concreta nelle scuole.

Va inoltre sottolineato che molte delle norme più rilevanti — a partire dal tetto sugli studenti stranieri e dal latino alle medie — non entreranno in vigore immediatamente, ma solo a partire dall'anno scolastico 2027/2028. Questo lascia un margine di tempo per capire come verranno effettivamente attuate, quali criticità emergeranno nella pratica (ad esempio nell'individuazione delle "scuole di prossimità") e se le risorse stanziate saranno sufficienti a sostenere le scuole coinvolte.

Nei prossimi mesi sarà utile monitorare l'iter di conversione in legge del decreto, durante il quale il Parlamento potrà introdurre modifiche al testo attuale.


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