Trasferimenti docenti 2026: caro vita spinge 250 insegnanti a lasciare Modena

di: Angela Mantovani - 16/06/2026

Sono 250 i docenti a tempo indeterminato che nel 2026 hanno chiesto e ottenuto il trasferimento dalla provincia di Modena verso altre regioni italiane, in particolare verso il Sud. Non si tratta di ricongiungimenti familiari: la causa principale è il caro vita. Affitti, bollette, carburante e spesa alimentare rendono insostenibile la permanenza in una delle province più care d'Italia con uno stipendio medio di 1.500 euro al mese.

Il dato, diffuso dalla Flc Cgil Modena, fotografa con precisione una crisi che non riguarda solo il modenese: Modena è il caso emblematico di un fenomeno che interessa ogni provincia del Nord con un costo della vita fuori controllo.

Chi sono i docenti che lasciano Modena

La maggior parte di chi ha chiesto il trasferimento ha tra i 30 e i 40 anni, vive senza un nucleo familiare che consenta di dividere le spese e ha trascorso anni in attesa di ottenere il ruolo stabile — prerequisito indispensabile per poter fare domanda di mobilità. Una volta raggiunta la stabilità contrattuale, la prima mossa è stata quella di andarsene.

Non tornano "a casa propria", come sottolinea Giuseppe Morrone della Segreteria provinciale Flc Cgil Modena: si spostano dove esistono cattedre disponibili e dove affittare un appartamento è ancora compatibile con lo stipendio da insegnante. È una migrazione economica interna, silenziosa e strutturale, che il sistema produce e poi subisce senza strumenti efficaci per contrastarla.

700 cattedre scoperte a Modena per il 2026-27

I 250 trasferimenti si sommano ai pensionamenti e generano un buco complessivo di oltre 700 cattedre scoperte nella provincia in vista del prossimo anno scolastico. La distribuzione è la seguente: 228 posti liberi nelle scuole primarie, oltre 300 nelle classi di concorso della secondaria di primo e secondo grado, poco più di 100 sul sostegno — dato in calo rispetto agli anni precedenti.

Una parte di questi posti sarà coperta nelle prossime settimane dalle immissioni in ruolo dei vincitori del concorso PNRR 3, le cui graduatorie sono in uscita in questo periodo.

Il quadro regionale: 3.382 cattedre vacanti in Emilia-Romagna

Il dato modenese si inserisce in un contesto regionale già critico. Secondo le elaborazioni della Flc Cgil Emilia-Romagna, le cattedre che resteranno scoperte all'inizio del 2026-27 nella regione sono 3.382: 2.652 su posto comune e 730 sul sostegno. Per ordine di scuola: 1.395 nella secondaria di secondo grado, 1.227 nella primaria, 538 nella secondaria di primo grado, 222 nell'infanzia. A Modena nello specifico: 661 posti disponibili, di cui 553 su posto comune e 108 sul sostegno.

Precariato: attese 2.300 supplenze nella sola Modena

Al netto delle immissioni in ruolo, il capitolo delle supplenze temporanee aggrava ulteriormente il quadro. La stima per il prossimo anno scolastico è di almeno 2.300 posti a tempo determinato nella provincia, di cui circa 1.200 sul sostegno. Sommando posti scoperti e supplenze, si arriva a quasi 3.000 persone in attesa di conoscere il proprio destino entro settembre: il 35% del corpo docente locale è precario.

Ogni 30 giugno questi lavoratori si vedono risolvere il contratto al termine delle attività didattiche. Trascorrono l'estate tra NASPI, incertezza e attesa per poi ricominciare il ciclo in autunno — un meccanismo che Morrone definisce "endemico, strutturale, vergognoso" e che nessuna legislatura è riuscita finora a interrompere.

Continuità didattica a rischio

Le conseguenze non ricadono solo sui lavoratori. Ogni cambio di insegnante interrompe il filo della relazione educativa: la continuità didattica, condizione essenziale per qualsiasi processo di apprendimento efficace, diventa un'eccezione per quei 35 studenti su 100 che hanno un insegnante precario. Le famiglie lo percepiscono, gli studenti lo subiscono, i dirigenti scolastici lo gestiscono rattoppando gli organici con GPS, MAD e procedure straordinarie nell'attesa — spesso vana — che il sistema si stabilizzi.

Il nodo strutturale: reclutamento e stipendi

I trasferimenti docenti dal Nord verso il Sud pongono due questioni che le politiche di reclutamento degli ultimi anni non hanno affrontato in modo organico.

La prima riguarda la mobilità: le procedure nazionali non tengono conto dei differenziali del costo della vita tra province. Un docente assegnato a Modena e uno assegnato a Reggio Calabria percepiscono lo stesso stipendio base in contesti economici radicalmente diversi. Il risultato è un incentivo involontario al deflusso di personale qualificato proprio dalle aree con la domanda educativa più alta.

La seconda riguarda la retribuzione assoluta. L'Italia è tra i paesi OCSE con gli stipendi degli insegnanti più bassi in rapporto al costo della vita locale. Aumenti contrattuali che non tengono il passo con l'inflazione e che ignorano i differenziali geografici non invertono questa tendenza.

I 700 posti scoperti di quest'anno a Modena non sono un'emergenza contingente: sono la conseguenza prevedibile di un sistema che non ha ancora trovato risposta alla domanda di fondo — come rendere sostenibile fare l'insegnante nelle province più care d'Italia.