33 anni fa crollava il muro di Berlino, la lettera di Valditara alle scuole e la storia del giornalista italiano che ne causò la caduta

33 anni fa crollava il muro di Berlino, la lettera di Valditara alle scuole e la storia del giornalista italiano che ne causò la caduta

Il 9 novembre 1989 è la storica data della caduta del Muro di Berlino, un evento che dal 2005 il parlamento italiano ha deciso di commemorare nel cosiddetto Giorno della Libertà.

Per questo Giuseppe Valditara, nuovo ministro dell’Istruzione e del Merito, ha inviato una lettera a tutte le scuole italiane per invitarle a riflettere sul significato di quel simbolo e del suo crollo.

Il 9 novembre, si legge nella lettera, “è una ricorrenza di primaria importanza per l’Europa, la fine di un tragico equivoco nel cui nome, per decenni, il continente è stato diviso e la sua metà orientale soffocata dal dispotismo”.

“Questa consapevolezza è ancora più attuale oggi, di fronte al risorgere di aggressive nostalgie dell’impero sovietico e alle nuove minacce per la pace in Europa”. 

Il crollo del Muro di Berlino per Valditara è la dimostrazione dell’esito “drammaticamente fallimentare” del comunismo, che per realizzare la sua utopia di uguaglianza in terra ha “comportato ovunque annientamento delle libertà individuali, persecuzioni, povertà e morte”.

Il giornalista italiano che fece crollare il muro 

Quello che in pochi sanno, e che oggi vi raccontiamo nei nostri #appuntidistoria, è che se il Muro di Berlino cadde proprio quella sera fu grazie alla domanda di un giornalista italiano, Riccardo Ehrman, corrispondente per l’Ansa a Berlino Est.

Per capire ciò che avvenne occorre però fare un breve passo indietro alla situazione che stava vivendo in quegli il mondo sovietico, in forte crisi economica e nel pieno del processo di riforma voluto da Gorbaciov (la sua storia ve l’abbiamo raccontata qua).

L’ultimo leader dell’URSS pensava, erroneamente, che una politica più permissiva, anche nei confronti dei paesi satellite, fosse l’unica possibilità di sopravvivenza per l’Unione Sovietica. La Polonia in quello stesso 1989 fu il primo paese del blocco comunista ad indire libere elezioni.

Poco dopo furono gli avvenimenti d’Ungheria ad innescare il processo che portò alla caduta del muro. 

Deposto il vecchio leader Kadar, i nuovi dirigenti comunisti, oltre a riabilitare i protagonisti della rivolta del ‘56 e indire elezioni per l’anno successivo, decisero per la rimozione dei controlli di polizia e delle barriere di filo spinato al confine con l’Austria, paese del blocco occidentale. 

Questo provocò la prima breccia nella cortina di ferro e,partire dall’estate dell’89, decine di migliaia di tedeschi dell’est abbandonarono il loro paese per raggiungere la Germania Ovest, passando proprio attraverso Ungheria e Austria. 

Una vera e propria fuga di massa, accompagnata da manifestazioni di protesta nelle principali città della Germania orientale che iniziarono ad incrinare seriamente il potere del regime comunista nella DDR (la Germania dell’Est), tanto che il vecchio segretario del partito Erich Honecker fu costretto alle dimissioni. 

I nuovi dirigenti iniziarono a fare delle riforme interne, delle liberalizzazioni come la concessione di visti d’uscita e permessi di espatrio. 

Fino ad arrivare alla notte del 9 novembre 1989 e alla famosa conferenza stampa convocata dai vertici del partito comunista tedesco per illustrare le nuove regole sui transiti tra le due Germanie.

A rispondere alle domande dei giornalisti era il portavoce del governo della DDR, Günter Schabowski.  

Schabowski non aveva ricevuto indicazioni chiare dal partito e quando si trovò a rispondere alla domanda di Riccardo Ehrman, che voleva sapere se le frontiere fossero aperte da subito, esitò. Poi dopo alcuni momenti di impaccio rispose “ab sofort” cioè “da subito, credo”.

La conferenza stampa era però trasmessa in diretta verso l’ora di cena e questo portò all’affluire verso il muro di Berlino di un muro umano che valicò il confine, si ricongiunse coi parenti o scavalcò quel mostro per godersi una ventata di area libera.

Gli avvenimenti di quella sera per la loro immensa potenza accelerarono il ritmo della caduta dei regimi dell’Europa comunista, ma questa è un’altra storia. 

Quella di quel 9 novembre fu invece scritta grazie all’intervento di Riccardo Ehrman, che per la prima volta quest’anno non ha potuto vivere la commemorazione di quel giorno. È infatti scomparso lo scorso 14 dicembre 2021 a Madrid, all’età di 92 anni.  


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