La Ministra Azzolina interviene sulla chiusura delle scuole: "Si rischia disastro sociale e psicologico"

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La Ministra Lucia Azzolina

"I dati sui contagi nelle scuole li hanno le Asl e li comunicano all'Istituto superiore di Sanità che pubblica un rapporto complessivo una volta a settimana: l'ultima volta ha riferito che c'è il 3,5% di focolai rispetto a quelli di tutto il paese". Lo ha detto la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina alla trasmissione 'Radio Anch'io'. "Sono dati buoni anche rispetto agli altri paesi europei'', ha aggiunto. "Bisogna considerare anche i rischi derivanti dalla chiusura delle scuole, io sono convintissima che noi rischiamo un disastro dal punto di vista psicologico, dello sviluppo formativo, sociologico, educativo di un bambino'', ha continuato Azzolina.

"I ragazzi hanno diritto alla normalità"

E poi: “Un bambino che in questo momento in Campania o in altre regioni deve imparare a leggere e a scrivere in prima elementare non può farlo semplicemente da dietro uno schermo. Dobbiamo essere prudenti ma ricordandoci che i ragazzi hanno diritto a un pezzo di normalità della loro vita”.

La Ministra chiede invece di “fare test rapidi nelle scuole, velocizzare le procedure perché questo significa evitare di mandare in quarantena intere classi”.

In una precedente intervista al Corriere della Sera, Azzolina aveva inoltre dichiarato: "Nelle zone rosse ci sono molte limitazioni per tutti, ma le scuole restano aperte fino alla prima secondaria di primo grado. Abbiamo pensato di garantire i bambini che hanno cominciato la nuova scuola, che sono passati dalla maestra ai professori. Tenere aperte le scuole nelle zone rosse è stato un risultato notevole".

Dispersione scolastica: un problema da affrontare

Il problema della dispersione scolastica sta molto a cuore alla Ministra Azzolina: "ne ho parlato anche con il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco: è una piaga soprattutto in alcune zone del Sud dove rischiamo di perdere per strada molti adolescenti. Ci sono realtà in cui i ragazzi se non vanno a scuola rischiano di non mangiare. Non tutti vivono in case grandi e accoglienti. Per questo ho provato in questi mesi a dare il più possibile libri, connessioni e device».



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