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6 studenti su 10 bocciano la DAD: l'indagine di Skuola.net

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6 studenti su 10 bocciano la DAD: l'indagine di Skuola.net

Gli studenti danno un giudizio negativo sulla didattica a distanza, e i motivi sono tanti.

A rivelarlo è un'indagine del portale Skuola.net, che afferma che solo 1 alunno su 10, ad esempio, promuove la preparazione tecnologica dei docenti.

La DAD è dunque bocciata dal 62% dei 10mila studenti tra gli 11 e i 19 anni.

Assenza di lezioni stimolanti

Uno dei principali problemi è l'assenza di lezioni stimolanti da parte dei docenti poco tecnologici: ad affermarlo, circa la metà degli intervistati (48,6%).

La conseguenza immediata è il calo del rendimento. Colpevoli però sono anche le distrazioni al cellulare: il 58% dei ragazzi, ad esempio, ha dichiarato che ha usato app come WhatsApp e/o simili per avere scambi con i compagni o con gli amici, durante le lezioni.

Altre distrazioni però non dipendono dagli studenti: molti riferiscono di essere stati interrotti o distratti da altre persone in casa, in assenza di uno spazio privato per studiare.

DAD e problemi di connessione

Molti gli alunni che hanno avuto problemi di connessione non sono quindi riusciti a seguire le lezioni in modo efficace e appropriato. Tutto ciò è aggravato dalla scarsa capacità dei docenti di adattarsi ai nuovi modi di fare lezione.

Grassucci (Skuola.net): "non possiamo bocciare la la DAD a priori"

“Laddove si è abbastanza fortunati da avere a disposizione insegnanti preparati, connettività, spazi adeguati a casa, un gruppo classe disciplinato l’apprendimento a casa può funzionare addirittura meglio di quello in presenza - commenta Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net - tuttavia per 3 studenti su 10 che affermano di aver ottenuto un rendimento scolastico migliore, ce ne sono altrettanti che sono peggiorati. I dati, inoltre, dimostrano che, al di là dei voti scolastici, i danni che stanno subendo i giovani nella loro crescita sono profondi e non vanno ignorati. Bene quindi l’impegno del Governo finalizzato al rientro in classe, sperando che la percentuale possa crescere sempre di più sulla base dell’andamento dei contagi e delle effettive possibilità degli istituti”.



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