27 Gennaio: le voci che il silenzio non ha cancellato

di: Angela Mantovani - 27/01/2026

Il 27 gennaio non è una data come le altre. È il giorno in cui il tempo sembra fermarsi, per lasciare spazio alle voci di chi è stato ridotto al silenzio. Voci spezzate, negate, cancellate con violenza, ma mai davvero scomparse.

C’è un silenzio particolare che avvolge i binari di Auschwitz e le pietre d’inciampo incastonate nei nostri marciapiedi. Non è il silenzio della pace, ma quello di milioni di voci che si sono spente prima del tempo, soffocate dal fumo e dall’indifferenza.

Oggi, 27 gennaio, non è solo una data sul calendario. È una ferita aperta che ci supplica di non girare lo sguardo. Ottantun anni dopo, in quel vuoto lasciato da chi non è mai tornato, se si ascolta con il cuore, si possono ancora sentire i passi di chi è stato costretto a camminare verso il nulla.

L’Ultimo Viaggio di un Sorriso

Immaginate un bambino. Chiamiamolo David. David aveva un cappotto troppo grande, le scarpe consumate e un pezzetto di matita in tasca. Non capiva perché i soldati urlassero, né perché sua madre gli stringesse la mano così forte da fargli male, mentre i vagoni piombati inghiottivano la luce del sole.

David non è mai diventato un uomo. È diventato cenere, vento, memoria. Come lui, milioni di sogni sono stati interrotti dal delirio di chi pensava che un uomo potesse essere ridotto a un numero tatuato sul braccio.

Il Peso della Scelta

Il Giorno della Memoria ci interroga brutalmente: cosa saremmo stati noi? Saremmo stati tra i giusti che hanno rischiato la vita per nascondere un estraneo in soffitta, o tra quelli che hanno chiuso le persiane per non vedere il vicino trascinato via?

La verità è che l’orrore non è nato nei forni crematori. È nato nelle parole d’odio sussurrate nei caffè, nelle leggi scritte con l’inchiostro del pregiudizio, nell’indifferenza di chi ha pensato: "Non riguarda me".

La nostra responsabilità

Ricordare fa male. Fa piangere pensare alle scarpine ammassate dietro una vetrina, ai capelli tagliati, alle lettere mai spedite. Ma quelle lacrime sono l’unico argine che abbiamo contro il ritorno del buio.

Finché pronunceremo i loro nomi, finché racconteremo le loro storie ai nostri figli, quelle persone non saranno morte invano. La memoria è l’unica forma di immortalità che possiamo offrire a chi è stato privato di tutto, persino della propria dignità di essere umano.


"L'Olocausto è una pagina del libro dell'Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria." — Primo Levi

Oggi, quando guardi il cielo, pensa a David e a tutti quelli come lui. Prometti loro che, finché avrai voce, il loro silenzio non sarà mai più così solo.