Non c'è personale, mamma fornisce assistenza a scuola alla figlia disabile per 40 ore settimanali. Appello all'Ausl: «chiediamo una soluzione»

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Non c'è personale, mamma fornisce assistenza a scuola alla figlia disabile per 40 ore settimanali. Appello all'Ausl: «chiediamo una soluzione»

Niente assistente alla figlia disabile, per questo motivo la madre è costretta a svolgere assistenza infermieristica a scuola, tutti i giorni.

È la storia di Anna Pagano, cinquantenne, raccontata dal Resto del Carlino, la cui quotidianità da due anni è diventata trascorrere tutte le mattine, cinque ore al giorno, seduta a fianco di una fotocopiatrice nella scuola dell’infanzia in un comune della Valconca che frequenta la figlia di cinque anni.

La bambina è portatrice da quando ha otto mesi di tracheostomia e Peg (gastrostomia endoscopica percutanea) a seguito di un parto prematuro, dopo poco più di cinque mesi di gravidanza: la piccola è venuta alla luce in ospedale, dove è stata colonizzata da tre batteri, per cui l’incisione chirurgica della trachea è stato un intervento salvavita.

Questa condizione richiederebbe un’assistenza infermieristica di 40 ore settimanali e 16 di assistenza educativa per l’autonomia e la comunicazione (diritto per gli studenti disabili) e che risulta del tutto assente.

Questo monte ore ancora oggi viene quasi interamente coperto da mamma Anna, con l’assistenza infermieristica predisposta dal Comune di residenza che "da inizio anno è di otto ore settimanali, dopo che solo dallo scorso settembre era stata attivata e inizialmente per appena tre ore e mezza la settimana".

Una manciata di respiri e niente più per mamma Anna, che da due anni, da quell’aprile 2021 quando post Covid la figlia ha iniziato a frequentare la materna, ha rinunciato completamente all’emancipazione anche economica.

"Trascorro le mie giornate al fianco di una fotocopiatrice nei corridoi della materna – spiega Anna Pagano –. Ascoltando musica, guardando il cellulare, ma sempre allerta. Pronta da un momento all’altro a prestare assistenza infermieristica a mia figlia". Compiti quelli di Anna che spaziano dal portarle la merenda, cambiarle il pannolino o, nella peggiore delle ipotesi, operare alla piccola un’aspirazione tracheostomica mediante l’apposito macchinario "che porto sempre con me". La stessa storia, cinque ore al giorno, tutti i giorni, da due anni.

Non ci sarebbero infatti "fondi a sufficienza per garantire alla mia bambina l’assistenza di cui necessità per stare a scuola – spiega ancora Anna – e perciò supplisco io a questa mancanza sebbene l’impegno, col tempo che passa, diventa sempre più insostenibile".

Anna Pagano, infatti, ha altri due figli, un mutuo sulle spalle e un rapporto travagliato con l’ex marito. "Senza la possibilità di potermi allontanare da mia figlia neanche un minuto, ho dovuto rinunciare al lavoro e mantengo la mia famiglia solo attraverso l’assegno unico familiare e la pensione di invalidità".

Mentre però da ormai due anni Anna cammina sul filo della precarietà, appeso da un lato al sostentamento di una famiglia intera e dall’altro alla cura della figlioletta malata, la comunità del suo comune di residenza ha teso sotto di lei una rete di salvataggio, intessuta con la solidarietà e il buon cuore di chi continua a svolgere per Anna faccende quotidiane, la aiuta negli spostamenti con la figlia di 5 anni ed elargisce piccole donazioni per aiutare la bambina e la madre ad andare avanti.

"Ma non possiamo continuare così", tuona Anna, che in vista del passaggio della figlia alla scuola dell’obbligo chiede a gran voce dal Comune di residenza e dall’Ausl Romagna "una soluzione". Ma nel frattempo Anna non demorde: resta al fianco di sua figlia, tutti i giorni. 


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