La storia di Paolo Picchio, che con la sua fondazione spiega il cyberbullismo nelle scuole. In memoria della figlia Carolina.

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Fondazione Carolina

«C'è un passaggio nella lettera di Carolina in cui scrive: “Voglio che la mia storia si sappia, non sono solo io a soffrire di bullismo”. Così dopo mesi in cui sono rimasto immobile a piangere, nel rileggere le sue parole ho capito che mi aveva lasciato un testamento: occuparsi delle vittime di bullismo in rete come lei».

La storia della Fondazione Carolina nasce da qui, dalla forza di un padre di reagire al suicidio della figlia, incapace di resistere alla violenza delle parole che su internet le venivano riversate addosso. 

Oggi la onlus creata a Novara da Paolo Picchio ha già incontrato oltre centomila studenti e riceve circa 150 richieste d’aiuto al mese da parte di famiglie e istituzioni scolastiche. Fondazione Carolina si occupa di prevenire e curare il cyberbullismo, con un team di psicologi ed educatori che operano nelle scuole e nei centri giovanili, formando i ragazzi.

È questa la ragione di vita del padre di Carolina. «Anche salvare un solo ragazzo mi darebbe la forza per sostenere la mancanza di Carolina. Invece ne salviamo tanti» ha spiegato al quotidiano Repubblica.  

È inoltre proprio al suo impegno che si deve la legge sul cyberbullismo, approvata in Italia nel 2017. 

La vicenda di Carolina Picchio 

Nella notte tra il 4 e il 5 gennaio 2013 Carolina pone fine alla sua vita gettandosi dal balcone della cameretta. Aveva 14 anni ed era una campionessa di atletica, bravissima a scuola e descritta come allegra e solare. 

Solo nella lettera d’addio il padre riuscirà a capire l’abisso di sofferenza in cui era finita. «Perché siete così insensibili? Lo sapete che le parole fanno più male delle botte? Cosa guadagnate a farmi soffrire? Spero che ora siate più sensibili con le parole»

Tutto era partito dal video di una sera in cui, evento unico, Caro aveva bevuto troppo perdendo i sensi. Sei ragazzi, tra cui un maggiorenne, si erano filmati mentre mimavano atti sessuali su di lei pronunciando frasi irripetibili.  

Il video era diventato virale in rete, accompagnato da insulti e una valanga d’odio. Caro si è lanciata dalla finestra proprio la sera in cui ha visto il video. 

Il processo e la legge 

Il processo per i sei bulli si è rivelato complicato anche per l’assenza di una legge sul tema, e si è concluso con l’estinzione dei reati a carico dei minorenni mentre il maggiorenne aveva già patteggiato per una pena sospesa di un anno e quattro mesi.  

Quella legge è poi arrivata, firmata dalla senatrice del PD Elena Ferrara, professoressa di musica di Carolina poi eletta in Senato. «Nessuno mi restituirà mia figlia ma questa legge che punta alla prevenzione e alla rieducazione, è per lei» ha commentato Paolo. 

«Quando racconto la storia di Carolina a scuola, i ragazzi hanno quasi sempre gli occhi lucidi. Penso a una ragazza che stava per compiere lo stesso gesto di Carolina. Dopo settimane di colloqui mi ha detto che ne era uscita. Oggi sta benissimo». È questo il senso della nuova vita del padre di Caro.  


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